mercoledì 15 ottobre 2014

Coppette di ghiaccio


Avevo letto sul forum di Cucina Italiana, anni fa, di queste ciotole di ghiaccio, poi però non mi ero mai tentata di farle, finchè la mia amica Letizia, mi chiese qualcosa di particolare per una ricorrenza di nozze d'oro e così, come per magia, mi sono ritornate alla mente. 
Ho fatto mente locale e le ho indicato come fare, però non potevo non provare, ormai che le avevo ricordate...:-). Così ho fatto.
E' più semplice di quel che possa sembrare, hanno una durata fuori dal freezer di circa due ore, ovvio che più tengo vi rimangono meglio è.
Basta prendere due ciotole di dimensioni diverse e il materiale con cui si vuole decorare: io ho utilizzato fiori, Letizia un nastro dorato.
Metto i fotogrammi così la spiegazione è più chiara:
per la prima ciotola (quella con i fiori blu) ho utilizzato la carta forno e la pellicola, però poi ho avuto difficoltà nel rimuoverla attaccata alla ciotola, anche se gli ha conferito un aspetto simil cristallo 


ho preso i fiori e li ho posizionati


poi ho messo la ciotola più piccola sopra

e con una bottiglia piena di acqua ho riempito l'intercapedine formatasi
poi l'ho messa in freezer per alcune ore, quindi ho riversato acqua. Poi ho rimosso la ciotola superiore e ho rimesso un poco d'acqua con un'altra ciotola più piccola in modo che diventasse più spessa, quindi più robusta
Poi dopo un giorno o due ho rimosso la ciotola ghiacciata...all'inizio sembra non venga poi come per magia inizia a girare su se stessa e il gioco è fatto :-)
Per rimuovere la ciotola inferiore ho strofinato la ciotola capovolta con una mano bagnata con acqua calda
Ecco le mie ciotole










e quella splendida di Letizia




Le mie sono mono porzione la sua invece è grande. Si può utilizzare per macedonia, gelato...e tutto ciò che la fantasia suggerisce di freddo...molto scenografiche!

giovedì 18 settembre 2014

Liquore all'albicocca

C'è stato un giorno che ho comperato venti chili di albicocche...perchè? io le adoro, ma perchè tante non so, è stato un raptus :-). Dopo essermi stancata a preparare della marmellata (per fortuna non era caldo come temperatura) ho trovato una ricetta nel mio vecchio libro di dolci di liquore. Così ho provato a farlo. E' ancora a stagionare, ma ha un ottimo aspetto...

Liquore d'albicocca

Ingredienti

450 gr albicocche
280 gr zucchero
45 cl alcool a 95 °
un pizzico di cannella

Per questo liquore che potrà essere servito in qualsiasi momento della giornata, è necessario un certo periodo di stagionatura, ma come per tutte le bevande a bassa gradazione alcoolica, e per quelle a base di banana o uva, è preferibile consumarlo non oltre un anno dalla preparazione.
Lavare le albicocche e asciugarle perfettamente, quindi  privarle dei noccioli che andranno schiacciati finemente e mescolati alla polpa.  Porre il tutto in un vaso di vetro unendo lo zucchero e un presa di cannella, quindi versare l'alcool e lasciare macerare per tre settimane agitando ogni tanto la bottiglia.
Trascorso questo tempo filtrare il liquore con un colino e mettere in una bottiglia chiude re con un tappo, inceralaccate e prima di servire far stagionare per circa 6 mesi.


mercoledì 17 settembre 2014

e sono venticinque!!




Ieri sera abbiamo celebrato il nostro venticinquesimo anniversario di matrimonio, insieme al 14° di ordinazione di don Stefano. Ero molto indecisa sul da farsi, però ora, sono molto contenta che il nostro matrimonio abbia ricevuto un'altra benedizione. E' stata una bellissima cerimonia, intima ma con l'affetto delle persone più care,  mi sono pure commossa ad un certo punto che ovviamente, come da tradizione, è finita a tarallucci anzi zuccherini :-) e vino.
Auguri a noi e auguri anche a te Don!! Grazie di tutto!!

domenica 14 settembre 2014

Risotto alla parmigiana

Tanto semplice quanto gustoso! pochi ingredienti si fondono meravigliosamente. Troppo spesso dimenticato, ma sempre un gran piatto.
Io poi adoro il riso!!

Risotto alla parmigiana

Ingredienti

riso (io ho utilizzato il pavese)
1 cipolla 
50 gr burro
80 gr parmigiano
brodo di carne
un bicchiere di vino bianco secco
sale

Tritare la cipolla molto finemente. Mettere in un tegame il burro e farlo sciogliere, poi quando sarà sciolto aggiungere la cipolla e farla dorare. Quindi versare il riso e farlo tostare per qualche minuto.
Aggiungere il vino, farlo evaporare. Portare a cottura con il brodo. Quando pronto aggiungere il parmiggiano grattugiato e servire.

giovedì 11 settembre 2014

Lovoleto sulle vie dei pellegrini - Don Stefano Culiersi




Durante la Festa di Lovoleto, Don Stefano Culiersi  ha esposto una ricerca che ha effettuato su Lovoleto, quale luogo di passaggio dei pellegrini.
Davvero molto interessante e affascinante. Riporto di seguito, fedelmente, quanto descritto dal Don.


(pellegrini del giubileo del 1300  in una miniatura del XIV secolo)

Il pellegrinaggio  è un elemento comune a diverse culture religiose e presenta fisicamente il senso della vita umana, con il disagio di uno spostamento che allontana da casa per raggiungere una meta precisa.

 (Marc Chagall  La Traversata del Mar Rosso)

Al centro della fede Cristiana c'è la Pasqua, la liberazione dalla morte e l'ingresso nella vita. Anticipata prima nella vicenda del popolo di Israele, la Pasqua è compiuta nella persona del Signore Gesù per tutti noi. Il senso della vita dell'uomo è questo passaggio, cammino, per raggiungere in Cristo la pienezza della vita.
Anche i cristiani fanno pellegrinaggi e in essi, cercando di raggiungere i luoghi santi,  esprimono il senso della vita umana:
 - di non stabilire dimora quaggiù
 - di avere la patria vera nei cieli
 - di essere incamminati
Nella fede cristiana però c'è un elemento specifico: quello dell' INCARNAZIONE.
Il Dio che si uomo, viene ad abitare in mezzo a noi e si lascia raggiungere dall'umanità  che lo cerca.
Egli abita una condizione fisica che è alla portata umana nello spazio e nel tempo.
Così se l'uomo cammina cercando il cielo, il cristiano sa che il cielo gli è venuto incontro e si lascia trovare.


(Ravenna S. Apollinare nuovo - Adorazione dei Magi)

I re Magi sono i primi pellegrini. 
"Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono"
(Mt 2,11)

La fede nell'Incarnazione, coinvolge luoghi e persone, per cui la fisicità dell'intervento divino si può ancora vedere, toccare, contemplare nelle sue RELIQUIE, cioè resti:
- di luoghi dove l'azione divina si è manifestata
- di persone, i Santi,  che hanno manifestato l'opera divina.
In questo senso il primo pellegrinaggio in ogni senso è quello a Gerusalemme e in Terra Santa.

Il più celebre pellegrino della storia cristiana è una donna: Egeria.
Probabilmente una monaca di origini altolocate della Francia meridionale che nel IV secolo d.C. compie un viaggio nei luoghi santi della Palestina per più di un anno, con un seguito di armigeri, vescovi, monaci, servitori.
Questa donna intraprendente, che alcuni hanno paragonata ad una Miss Inglese dei primi '900, tiene un diario di tutto quello che visita e delle preghiere che sono celebrate in quei luoghi santi, indirizzandolo alle sue consorelle.
Roma e Santiago le tombe degli apostoli:
le tombe degli apostoli e dei martiri diventano luoghi di pellegrinaggi e le loro reliquie oggetto di devozione.
Gli itinerari si strutturano nel corso del medioevo con tappe precise.
Il paese di Lovoleto, tra Bologna e Ferrara, si trova su una delle vie Romee, che convogliano verso Roma  i pellegrini di area germanica e slava, oppure verso Padova, alla basilica del Santo i pellegrini italiani.

In paese era presente l'Ospitale S. Alessio per l'alloggio dei pellegrini.
L'edificio è ancora presente in via S. Marino ai numeri civici dal 58/8 al 58/15, ora adibito ad abitazioni private.
Lovoleto tappa verso Roma.
1683, il Card. Arcivescovo di Bologna disciplina le regole da osservare per l'ospitalità dei pellegrini.
Trascrizione fatta nel 1775 da don Ambrogio Bonaventura Galli parroco di Lovoleto da un originale a stampa  che era presso i i proprietari dell'Ospitale,i conti Calderini (o Caldarini).
Trascrizione.


1775. L'Ospitale di S. Alessio versa in pessime condizioni . Il Parroco di Lovoleto racconta la sua visita al conte Calderini, proprietario dell'ospitale e inconsapevole delle condizioni dell'edificio. Si prendono provvedimenti, per ricostruire la casa e ripristinare l'ospitalità perduta.

1775. Il parroco di Lovoleto inaugura il registro con le presenze dei pellegrini che sono ospitati al S. Alessio.

Trascrizione copertina:
Anno 1775
Vachetta dove si notano li Pellegrini che vanno e vengono da luoghi santi nell'Ospitale di S. Alessio nel Comune di S. Mammante di Lovoleto di raggione di S. Eccellenza il Sig. Conte Federico Caldarini senatore di Bologna.

Trascrizione interno:
In quest'anno 1775 sono io d.Ambrogio Galli Parroco della Chiesa di S. Mammante di Lovoleto andato a ritrovare in persona S.Ecc.za il Sig. Conte Sn.re Federico Caldarini con li decreti alla mano, di un ospitale così mal ridotto di fabbrica, com'ancora di suppellettili, non più capaci all'ospitalità di alcun Povero Pellegrino.
Questo Si.re mi rispose non sape cos'alcuna di ciò, e che non era sua intenzione fusse cos' maltrattato il Povero Pellegrino, ed immediatamente mandò Moratori, che Spianarono tutto e fece di nuovo riffare la fabbrica nuova.
Con aver ancora provveduto Mattarazzi, Pagliazzi, Panchette, Lenzuola, Coperte, e quanto bisogna per d.[ett]o Ospitale. In questo Ospitale ci sono Quattro letti, due per li uomini in una Camera e due per le donne.
L'ospitagliere deve sempre star pronto a riceverli e gli deve dare farsi (?) da scaldare l'Inverno.
E vengono dal Parroco a farsi scrivere e rivedere le Patenti che lo fà per carità.
E legge sinodale che si debba tener conto de Pellegrini che si alloggiano; ed a tale motivo hò fatto detta Vacchetta.
Di presente si trova ospitagliere
Per li uomini  Odorico Calura
Per le donne Domenica Calura.






domenica 7 settembre 2014

Festa San Mamante - Lovoleto

Oggi Festa di San Mamante a Lovoleto. C'è stata la consueta benedizione dei pezzi di formaggio, che sono stati poi distribuiti ai fedeli, al termine della cerimonia.
San Mamente era un giovane pastore che venne ucciso per la fede nell'anno 275 dopo Cristo a Cesarea di Cappadocia.
Mamete è un ragazzo affidato a Taumasio, vescovo di Cesarea durante la persecuzione di Aureliano. Alla morte di Taumasio, su indicazione divina sfugge alla cattura rifugiandosi sui monti dove conduce una vita dedita alla pastorizia ed alla preghiera. Il formaggio che produceva veniva fatto recapitare ai cristiani incarcerati. Alla sera gli animali e le bestie selvatiche, che con lui diventavano mansuete, accorrevano per essere istruite nel Vangelo e per lasciarsi mungere.
Le autorità, venute a conoscenza mandano quattrocento soldati ad arrestare il santo ragazzo. Mamete prima converte e fa battezzare i soldati, poi si fa condurre in carcere. Restando irremovibile nella fede, viene sottoposto ai più tremendi supplizi (fuoco, belve, fame, spalmato di miele e cosparso di formiche), ma sempre ne esce indenne. Dopo aver convertito e liberato gli altri prigionieri e dopo aver predetto la morte del governatore e di Aureliano, viene decapitato insieme ai soldati che aveva convertito. Le persecuzioni cessarono e la pace regnò tra i cristiani che eressero una basilica sul luogo della morte del santo.
Alcuni momenti della cerimonia: 
la benedizione del formaggio

ll formaggio benedetto


l'omaggio al Santo



venerdì 5 settembre 2014

Crostata lamponi e yogurt





Questa è la torta che mi sono fatta per il mio compleanno, non avevo voglia di torte farcite, desideravo la semplicità. E questa l'ha rappresentata egregiamente. L'unica cosa, ho utilizzato dosi ad occhio per la coulise di lamponi e nonostante ho cercato di stare scarsa con lo zucchero, per i miei gusti è risultata un po' troppo dolce ugualmente. Ma è sicuramente un dolce che rifarò! Ricetta ispirata e liberamente modificata di Maurizio Santin.

Crostata di lamponi e yogurt

Ingredienti

per la frolla

500 gr farina
210 gr burro
200 gr zucchero
8 tuorli

per la crema allo yogurt

1 yogurt bianco
panna 250 gr
4 fogli gelatina
zucchero un cucchiaio scarso
latte un cucchiaio

per la composta

200 gr lamponi
succo di un limone
una confezione di mirtilli

Preparare per prima la pasta frolla: sbattere i tuorli con lo zucchero, unire a questi metà farina, il burro e dopo qualche minuto versare anche il resto della farina. Far riposare il composto ben compatto in frigo per un'ora avvolto nella pellicola.
Nel frattempo preparare la crema allo yogurt: ammollare la gelatina, strizzarla, unirla in un pentolino con il latte scaldato, poi la panna leggermente montata e in ultimo lo yogurt. Ottenuto un composto cremoso, farlo raffreddare. Farlo riposare poco perchè tende subito ad addensare.
In ultimo la composta

: far caramellare i lamponi e i mirtilli in un pentolino con lo zucchero, e irrorarli con il succo di limone facendo cuocere mescolando fino a che il tutto non diventa tipo una marmellata.
Cuocere la pasta frolla stesa in uno stampo e cerniera con sopra i fagioli per 30 miunti in forno, farla poi raffreddare, versare la composta di lamponi, sopra coprire con la crema allo yogurt e decorare con i lamponi freschi.



lunedì 1 settembre 2014

Cannelloni di crespelle al radicchio


Questa ricetta la feci tempo fa, però val la pena di rispolverarla anche se non è di stagione, perchè è davvero buona.
Questi splendidi cannelloni li ho visti su"il cucinario di Nonna Ivana" e me ne sono inammorata immediatamente, tanto che ho dovuto rifarle. Non ho seguito alla lettera le sue dosi, ho fatto con quello che avevo ma devo dire che sono venuti ottimi ugualmente. Grazie Ivana sei sempre la mia ispirazione!

Cannelloni di crespelle al radicchio

Ingredienti

Per le crespelle (Ivana)

100 gr farina
300 gr latte
3 uova
sale e noce moscata
radicchio a fettine

Ripieno

Radicchio rosso a palla gr 300
salsiccia circa gr 400
fontina stagionata gr 200
cipolla
besciamella

Tagliare il radicchio a listarelle sottili. Mettere in un padella la salsiccia sbriciolata con la cipolla tritata, un filo di olio e farla andare a fuoco medio, quando rosolata aggiungere il radicchio. Coprire e portare a cottura. Preparare la besciamella solito modo; quando cotta aggiungere la fontina spezzettata.Preparare le crespelle ungendo di volta in volta un tegamino antiaderente non grande.Io ho aggiunto a metà delle crespelle il radicchio per farle colorate.



Mescolare la besciamella con la salsiccia poi riempire le crespelle. Ungere una teglia da forno e adagiarvi sopra le crespelle man mano. Cospargere con parmiggiano grattutato e mettere qualche fiocco di burro. Passare in forno a 170 gradi per una mezz'ora.

sabato 30 agosto 2014

Pan di zucca

Ieri sono andata a comperare la frutta e il contadino aveva già le prime zucche lunghe. Ne ho presa una e non potevo non fare queste pastine che sono ottime da colazione. La ricetta è della mia amica Sabrina
Il pan di zucca di Piacenza e' una sorta di veneziana; è la merenda abituale dell’autunno, semplice così o farcito con marmellata oppure Nutella per i più golosi.
La pezzatura originaria prevede un grande pan brioches che ha il vantaggio di conservarsi fresco più a lungo. Una volta vecchio lo si può tagliare a fette e tostare, oppure scaldare in padella con una noce di burro e spolverare di zucchero. Nature secondo me è favoloso.Un classico piacentino, che merita di espatriare :-).

Pan di zucca Sabrina Delfanti

Ingredienti

700 g farina
100 g zucchero (aumentare fino a 150 g secondo il gusto)
500 g zucca bertina
4 uova
sale
1 bustina lievito di birra
vaniglia (in stecca o estratto)
150 g burro morbido

Cuocere la zucca al vapore o al microonde dopo averla sbucciata, salando l'acqua. C'e' chi la cuoce al forno ma a mio parere cambia sostanzialmente il sapore. Versare nella ciotola dell'impastatrice la farina. Mescolarvi il lievito, il sale, lo zucchero e l'interno della bacca di vaniglia (se si usa l'estratto unirlo alle uova). Aggiungere la zucca schiacciata con lo schiacciapatate; no minipimer o frullatore, diventerebbe collosa, volendo utilizzare un passaverdura. Aprire le uova, batterle leggermente con una forchetta, unirle nella ciotola e avviare l'impasto con la frusta a foglia finché l'impasto e' ben amalgamato. Dovesse essere troppo duro aggiungere un poco di latte. Montare la frusta a gancio e cominciare a lavorare aggiungendo il burro morbido poco per volta. Lavorare finché l'impasto incorda e si stacca completamente dalle pareti.
Mettere in una ciotola precedentemente imburrata, coprire con pellicola e far cominciare la lievitazione per circa 30/40 minuti. Riporre nella parte meno fredda del frigo. Il riposo può durare dalle 4/6 ore alle 12. Si può anche saltare questo passaggio, ma conferisce sicuramente un sapore più buono prodotto, nonché una migliore digeribilità visto che viene fatto maturare l'impasto.
Togliere dal frigo un paio d'ore prima di lavorarlo e lasciare terminare la lievitazione.
Staccare delicatamente l'impasto dalle pareti della ciotola, rovesciare sul ripiano e fare un lungo filone. A questo punto provvedere preparando due grandi pan di zucca, oppure ricavare tante pezzature per fare delle monoporzioni. Quelle fatte da me erano 100 grammi cadauno. Dare la forma prescelta (treccia o veneziana), mettere su una placca rivestita di carta forno, pennellare con latte, cospargere con zucchero in granella o semolato e mettere a lievitare coperti a campana fino al raddoppio.
Cuocere in forno a 180 gradi per 15 minuti.
VARIANTI
Le brioches possono essere arricchite nell'impasto con uvetta.
Volendo omettera la granella di zucchero e una volta cotti pennellare con gelatina di albicocche, o con glassa con zucchero a velo e albume.
IMPASTO A MANO
Se non si impasta con l'impastatrice procedere normalmente versando la farina sulla spianatoia, fare la fontana in mezzo e mettere i vari ingredienti. Una volta impastato il tutto unire il burro ammorbidito poco per volta e lavorare battendo sul piano di lavoro.
Non faccio il lievitino perchè in genere non mi servono liquidi, sono sufficienti quelli della zucca.
VARIANTE CON LIEVITO NATURALE
Sostituire metà farina con 500 g di lievito madre facendo attenzione che sia molto attivo, fare per questo un paio di rinfreschi prima. In questo caso si può omettere il passaggio della lievitazione in frigo.

domenica 24 agosto 2014

Piadina!!

Sfogliando il blog, mi sono accorta che non avevo postato ancora la piadina di Giorgia! Grave dimenticanza.
La faccio spesso e proprio ieri ne ho preparate da congelare, pronte per essere servite alla prima occasione con ospiti .
E' molto buona, riporto la sua ricetta, specificando che Giorgia mi ha detto che lei generalmente invertiva le quantità di latte e acqua, ma è squisita ugualmente.

Piadina

Ingredienti

1 kg di farina 0
150 gr di strutto
33 gr di sale , ma vanno bene anche 30 gr
15 gr di miele non troppo aromatico,
18 gr di lievito backing ( quello chimico per torta salate, la bustina ne pesa 16 di solito, va bene lo stesso)
150 gr di latte
300 gr di acqua

la proporzione dei liquidi l’avevo cambiati in 250 gr di latte e 200 di acqua per non avere in negozio dei cartoncini di latte aperti e la piadina mi piaceva di più.
Se impasti a mano la devi lavorare come una pasta frolla non devi fargli fare troppo glutine, fai la fontana con la farina
Metti al centro tutti gli ingredienti e la lavori giusto il tempo di amalgamare gli ingredienti.
Se impasti a macchina metti tutti gli ingredienti e fai andare non più di 5 minuti.
L’impasto deve essere morbido ma non appicicaticcio. Lo devi mettere in un sacchetto di plastica o in una ciotola chiusa con la pellicola e lo fai riposare in frigo per un’ora.
Poi fai delle palline da 150 gr e le tiri tonde alte dai 3-5 mm e ci fai tanti buchini con i rebbi di una forchetta.
Metti sul fuoco una padella larga tipo quella per fare le crepe la scaldi ben bene , ci adagi la piadina ,che deve essere stesa, lasci qualche minuto poi la giri bucherellandola se dovesse fare le bolle.
È cotta quando diventa più chiara e ha tante macchioline marroni ( se le macchioline sono nere la temperatura della padella è troppo alta e ti viene cruda dentro , se le macchioline sono chiare la temperatura della padella è troppo debole e ti ci vuole un secolo a cuocerla, stai tranquilla le prime le bruci , le seconde ti rimangono crude le ultime due o tre ti verrano bene hi hi !!! poi avrai trovato la temperatura ottimale !!). l’ideale sarebbe trovare un " testo" di ghisa che mantiene meglio una temperatura costante , le padelle antiaderenti di solito hanno un fondo troppo sottile per mantenere la temperatura costante , la piadina veniva cotta su "testi " di terracotta appoggiati sulle braci del camino