giovedì 26 marzo 2015

Cointreau

Sempre in tema di arance, girovagando in rete, mi sono imbattuta nella ricetta del cointreau. Purtroppo non ricordo dove l'ho vista e di chi era. L'ho fatto e mi è piaciuto abbastanza anche se io non bevo alcoolici. Però mi ricorda la mia infanzia, quando mi recavo in strada Maggiore a comperare la bottiglia per la festa del papà...
semplice farlo, molto semplice.

Cointreau

Ingredienti

1 l alcool
2 arance non trattate
1 l acqua
400 gr zucchero

Prendere un litro di alcool e un'arancia non trattata. Io l'ho anche lavata poi versare l'alcool in un vaso ermetico e in sospensione mettere l'arancia e chiudere. Lasciare per 4 giorni, poi cambiare arancia e lasciare altri 7 giorni. L'arancia NON deve toccare l'alcool altrimenti colora il cointreau. Bollire un litro di acqua con 400 gr di zucchero, fare raffreddare e unire all'alcool. Dicono che sia buono già subito ma che dopo 15 gg sia migliore.
 

mercoledì 25 marzo 2015

Marmellata di arance

Qui da noi non si trovano mai arance rosse, invece io adoro sanguinello, moro, tarocco...quindi come tutit gli anni provvedo ad acquistarle su internet direttamente dal produttore. Stavo però terminando le ultime moro e sinceramente mi dispiaceva davvero tanto dover attendere un altro anno per poterle rimangiare. Quindi ho deciso di fare la marmellata di arancia che vidi pubblicata da Porza Lo Sacco. Le ho chiesto la ricetta, lei gentilmente me l'ha girata e...ecco la marmellata!

Marmellata di arance

Ingredienti

Arance non trattate kg. 2
Zucchero g 800 per ogni kg di polpa
Limoni 2 per kg di polpa( succo)
Acqua g 400 per ogni kg di polpa


Togliere alle arance la scorzetta arancione, tagliarla a fiammifero e sbollentarla per 2 volte per 5 minuti in acqua bollente cambiando l’acqua.
Pelare al vivo le arance, tagliarle a fette sottili, eliminare gli eventuali noccioli e pesarne il ricavato.
Per ogni kg di polpa unire gli ingredienti su citati.
Aggiungere la scorzetta tagliata a julienne.
Portare sul fuoco e cuocere per 1 ora e mezza circa.
Invasare bollente chiudere e rovesciare i boccacci.
La cottura è raggiunta a 105°, togliere dal fuoco quando comincia a scurire, regolarsi comunque come per le marmellate in genere…prova del piattino.

martedì 24 marzo 2015

Ciambella di Sant' Agata

Ho visto questa ricetta pubblicata dalla musa ispiratrice del mio blog, la persona che ascolterei e leggerei per ore senza stancarmi, ovvero Nonna Ivana e ha subito attirato la mia attenzione, forse perchè il mio nonno materno era originario di li, forse perchè come racconta lei le cose ti affascinano sempre...insomma l'ho rifatta, non ho resistito.
Riporta che questa ciambella veniva fatto dal forno del Paese situato sotto un dipinto un po' scuro di S.Agata che pareva proteggerlo. E' una ciambella buona, semplice ma dignitosa. Un sapore che ricorda proprio gli inverni freddi e il profumo che si spargeva per casa quando la mia mamma preparava la ciambella per far colazione.
Riporto un po' di storia di questo paesino che un poco mi appartiene :-)
Ritirandosi il mare dalle pianure, sulle terre emerse chiamate “Terremare” si insediarono i primi uomini, venivano dalla Gallia, abitavano sulle palafitte e vivevano di caccia e pesca.
Dagli scavi alla zona Montirone emersero i segni degli insediamenti dell'età del bronzo (1800 a.C.) e del villanoviano (800 a.C.). Agli albori dell'era cristiana venne fondata e prosperò "Otesia", municipio dell'Impero romano.
Nel V secolo i barbari di Attila venuti dal nord seminarono terrore e distrussero le città. Le popolazioni disperse dalle guerre costruirono i castelli di Adile, Montirone, Gruiglio, Veraso e altri, andati poi completamente distrutti.
Nell'anno 1020 iniziò la costruzione del castello di S.Agata Bolognese, l'attuale centro storico, con la torre ora torre campanaria, le due porte fortificate: quella "di sotto" (Porta Otesia), con le carceri, con il ponte levatoio, le mura e la fossa di difesa ora restaurati, e quella "di sopra". La torre venne poi completata nel 1189 sotto il regno dell'imperatore Federico Barbarossa.
Nel 1300 venne completata la costruzione delle case con gli originali portici, e attorno a quell'epoca ebbe origine la Partecipanza agraria.
Nel 1473 sorse l'Oratorio dello Spirito Santo con gli affreschi di scuola raffaellesca.
Nel 1568 fu inaugurato l'orologio, nel 1594 fu costruita la chiesa cosiddetta "dei frati" con l'annesso convento poi distrutto da Napoleone.
Sono del 1600 la chiesa parrocchiale con alcuni tesori d'arte e il palazzo Taruffi, ora sede comunale, con annesso il teatro del Bibiena.
Nel 1878 fu costruita la chiesa dell'Addolorata utilizzando il materiale della demolita Porta di Sopra. Molte antiche vestigie sono andate distrutte durante le guerre medioevali e fra le fazioni, le battaglie fra Bologna e Modena, nel corso dei diversi governi succedutosi nei secoli: Visconti, il potere Ponteficio, il periodo Napoleonico e i governi dalla restaurazione all'unità d'Italia.
Restano alcune residenze patrizie, come il palazzo Bargellini e antiche strutture militari come il "camerone".
L'importante fiera o mercato nacque nel 1709, nel 1730 fu completata la copertura del "canal chiaro" che scorreva nel centro da porta a porta.
È del 1797 l'insediamento della prima municipalità di S.Agata Bolognese.La lunga fase di bonifica dei terreni paludosi e il loro recupero all'agricoltura fu operata soprattutto tramite la Partecipanza agraria del paese, dove gli abitanti del paese partecipavano agli oneri e ai vantaggi, mantenendo la proprietà collettiva.
Sotto il profilo industriale è internazionalmente conosciuta per ospitare la sede della Lamborghini, sorta come azienda per la produzione di macchine agricole e diventata poi famosa come casa automobilistica, le cui attività spaziano anche in vari altri campi della meccanica.

E ora la ricetta ( che appartiene al ricettario della Petronilla)

Ciambella S.Agata

Ingredienti

Ricetta:

300 g farina 00
300 g zucchero
3 uova
100 g burro sciolto (altra versione olio di semi)
1 bicchiere scarso di latte
scorza di limone grattugiata
1 bustina di lievito in polvere (io sto scarsa!)

Separare i tuorli dagli albumi. Montare bene i tuorli con quasi tutto lo zucchero (io ne metto sempre meno!), trattenerne un cucchiaio raso per gli albumi.
Aggiungere ai rossi la farina setacciata con il lievito, la scorza di limone, e il burro sciolto, ma tiepido, poi battere non troppo gli albumi con il po' di zucchero, aggiungerli alla massa e infine anche del latte, deve risultare un impasto morbido.
Va messo nella teglia con il fondo per ciambella col buco. Un tempo vi si metteva la tazza, intorno alla quale si disponeva l'impasto.
Cuocere a 160° ventilato, per circa mezz'ora.
Molti la cuociono in una ruola rotonda come una torta, che poi va farcita con crema gialla o al cacao, e funge da Pan di Spagna.

venerdì 20 marzo 2015

Eclisse di sole


Oggi ci è stato regalato uno spettacolo raro: ovvero una eclissi di sole che coincide con l'equinozio di primavera e la superluna. Per noi è stata solo al 60 % di copertura, visibile dalle ore 09,30 alle 11,30 con massima copertura alle ore 10,30.
Per vedere totalmente coperto il sole bisognava recarsi alle Isole Svalbard dove l'eclissi ha oscurato la prima alba dopo sei mesi di notte polare.
Grazie alla superluna l'eclissi ha fatto si che il diametro della Luna coincidesse con quello del Sole.
Per vederne un'altra simile bisognerà attendere il 17 agosto 2017.


mercoledì 18 marzo 2015

Torta soffice mascarpone e nutella

Non è una gran foto, lo so, ma ho messo a raffreddare la torta sulla gratella e quando sono tornata c'era rimasto solo questo pezzettino per altro già morsicato...buona è buona non c'è che dire, forse troppo, anzi sicuramente troppo.
Non è spiegabile, bisogna provarla. Io ho abbondato con la crema di nocciole perchè volevo finire un vasetto, ma non ci stava male :-).
La ricetta l'ho trovata in internet, putroppo non ho salvato dove l'ho vista, mi dispiace.

Torta soffice al mascarpone e nutella

Ingredienti
(stampo da cm 22)

3 uova
180 gr di zucchero a velo
250 gr di mascarpone 
1 bustina di lievito per dolci
100 gr di farina 00
50 gr di fecola
6-7 cucchiai abbondanti di nutella
zucchero a velo q.b

Montare il mascarpone a temperatura ambiente, insieme allo zucchero a velo. Unire le uova intere, continuando a montare fino ad ottenere un composto cremoso e omogeneo.
Aggiungere le farine e il lievito setacciati, amalgamare bene gli ingredienti tra loro, manualmente. Imburrare e infarinare la tortiera a cerchio apribile e versare tutto il composto, livellandolo con una spatola.
Farcire con la nutella, versandola a cucchiaiate sull’impasto, come da fotografia

giovedì 12 marzo 2015

Torta mimosa

Per il compleanno di mia cognata cercavo una torta particolare, visto la ricorrenza, però non riuscivo a decidermi. Poi, come al solito quando ho bisogno di ispirazione, faccio un giro sullo splendido blog di Pinella e vedo la mimosa tratta da ricetta di Iginio Massari e subito mi cattura. Penso tra me e me che se è buona come l'altra che aveva proposto lei è sicuramente da fare e così ....eccola! Ho avuto un poco di difficoltà per la grandezza della torta, avevo poco spazio nel piatto quindi mi è risultato impegnativo fare l'operazione di copertura, ma tutto sommato ce l'ho fatta.

Torta mimosa 

Per una torta da 28 cm di diametro

Per il pan di di spagna

360 g di zucchero
450 g di uova intere
10 g di aceto bianco
2 g di sale
scorza di un limone grattugiato
225 g di tuorli
230 g di farina 00
130 g di fecola

Montare con la frusta le uova intere con lo zucchero. Unire il sale, l'aceto e la scorza del limone. Lavorare per circa 10 minuti finché si ottiene una montata spumosa e chiara. Unire a filo i tuorli in precedenza sbattuti sommariamente con una forchetta e procedere con la lavorazione per altri 5 minuti. Setacciare la farina con la fecola e unire le polveri all'impasto lavorando a mano, con una spatola, dall'alto verso il basso. Imburrare ed infarinare una teglia da 28 cm e riempirla con l'impasto colato fino ai 2/3 di altezza. L'impasto restante sarà versato in una teglia più piccola ugualmente imburrata ed infarinata. Servirà per ottenere i cubetti da usare per la decorazione del dolce. Infornare a 180°C fino a completa cottura.

Per la crema pasticciera

150 g di tuorli
125 g di zucchero semolato
15 g di amido di mais
15 g di amido di riso
250 g di panna liquida fresca
250 g di latte intero
scorza di limone

Far scaldare il latte e la panna. Unire la scorza del limone e lasciare in infusione per circa 30 minuti. Amalgamare i tuorli con una frusta. Unire lo zucchero, lavorare brevemente e completare con gli amidi. Unire i liquidi caldi dopo aver eliminato le scorze e portare sul fornello. Procedere con la cottura fino ad addensamento della crema.

Per la crema mimosa

1000 g di panna montata
500 g di crema pasticciera
12- 13 g di gelatina in fogli da 2 g oppure granulare 
8 frutti della passione

Idratare la gelatina con 5 volte il suo peso in acqua. Tagliare a metà i frutti della passione, passare al setaccio per separare il succo dai semi. Scaldarne una piccola parte e sciogliervi la gelatina idratata. Unire il succo rimanente. Mescolare bene e unire il tutto alla crema pasticciera. Far raffreddare fino alla T di circa 30°C . Unire la panna mescolando dall'alto verso il basso. 

Per la bagna al rum

300 g d'acqua
150 g di zucchero
100 g di rum a 40°C
semi di passion fruit

Far bollire l'acqua con lo zucchero. Raffreddare e unire il rum e ciò che resta dei semi e succo dei frutti della passione. Lasciar riposare per 30 minuti poi filtrare e tenere da parte.

Composizione

Comporre la torta all'interno di uno stampo oppure all'interno di una fascia ad anello. Rivestire i bordi con una striscia di acetato. Tagliare il pan di spagna in dischi da 28 cm di diametro e bagnarli con la bagna. Sopra il disco di biscotto stratificare la crema mimosa ad un'altezza di 1-1,5 cm e alternare gli strati per due volte. Terminare con un disco di biscotto di circa 24 cm e uno strato di crema. Riporre il dolce in freezer per circa 30 minuti. Quindi, estrarre il dolce dalla fascia e disporlo su un cartoncino. Con un coltellino affilato smussare gli angoli in modo da dare una leggera bombatura e rivestire il dolce con la crema residua. 
Nel frattempo, raffreddare in freezer il pan di spagna cotto nella teglia più piccola in modo che si compatti e sia più agevole tagliarlo a cubetti. Quindi, ritagliare delle strisce, eliminare i bordi scuri e con un coltello affilatissimo cubettare dei dadetti regolari. Disporre i cubetti su tutta la superficie della torta senza lasciare spazi e vuoti. Premere delicatamente con una spatola per compattarli. Volendo, si può inumidire delicatamente la superficie con un velo di bagna che servirà a tenere uniti i dadini.
Decorare con dello zucchero bucaneve e un filo di cioccolato 

mercoledì 11 marzo 2015

Nutellotti versione 2

Questi nutellotti si differenziano dagli a questa perchè la crema di nocciole è messa cruda dopo la cottura e questa avviene  a forno statico. A me sono sembrati ancora migliori proprio perchè questa è rimasta al naturale.



Nutellotti

Ingredienti

180 gr crema di nocciole 
150 gr farina 00
1 uovo

Sbattere l'uovo e unirvi i 180 gr di  nutella a temperatura ambiente, l'equivalente di 3 cucchiai colmi. Mescolare bene poi unire la farina meglio se setacciata.
Si procede con l'impasto fino ad ottenere una palla uniforme
ricavare delle palline tipo polpette, disporle sulla placca del forno e con il retro di un cucchiaio di legno formare il foro.
Infornare in forno già caldo a 170 per 10 minuti, estrarre far raffreddare e con un sac a poche riempire i dischetti con la crema di nocciole.

sono finiti in un battibaleno

domenica 15 febbraio 2015

Viadagola : nuovo diacono

Oggi nella Cattedrale di San Pietro, Graziano è stato ordinato diacono permanente per l'imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione di S.E. Cardinale Carlo Cafarra, Arcivescovo di Bologna.
E' un grande onore e piacere per noi comunità di Viadagola, partecipare e annoverare un altro diacono che si unisce ad Alfonso, che per altro festeggia il suo venticinquesimo di ordinazione.
Non posso che ringraziare il Signore per i doni che ci ha fornito e congratularmi con loro per l'impegno e la disponibilità che dimostrano quotidianamente.
Congratulazioni Graziano!

martedì 10 febbraio 2015

Firenze: Galleria degli Uffizi part III


Maestro del Bigallo - Madonna col Bambino in trono e due angeli . 1230 circa

La tavola acquistata dallo Stato nel 2006, appartenne fra Otto e Novecento al grande antiquario Stefano Bardini (1836-1922). Il pittore deriva la sua denominazione convenzionale da un Crocifisso dipinto conservato nel museo del Bigallo a Firenze ed è l'esponente più conosciuto della pittura fiorentina dell'epoca.




Filippino Lippi - Prato 1457 circa - Firenze 1504  "Adorazione del Bambino"  1478-1480 ca

Il dipinto di devozione privata è da datare, per la grazia e la dolcezza delle figure e la resa minuta della verzura, fra la fine degli anni Settanta e primi anni Ottanta del Quattrocento, nella fase giovanile e botticelliana dell'artista, classificata dal Berenson sotto il nome fittizio dell'"Amico di Sandro".


Filippino Lippi - Adorazione dei Magi 1496

L'opera firmata e datata sul retro 29 marzo 1496, fu commissionata per l'altare maggiore della chiesa del convento fiorentino suburbano di San Donato a Scopeto, distrutto in previsione dell'assedio del  1529-1530 . Sostituiva l'adorazione di Leonardo da Vinci, lasciata incompiuta nel 1481 per la partenza per Milano ed era in origine dotata di una predella con figure di Santi e Cristo in pietà. Agli Uffizi nel 1666, dopo la morte del Cardinale Carlo De' Medici.

Alessio Baldovinetti Firenze 1425-1499 - Madonna col Bambino tra i Santi Francesco, Cosma, Damiano, Giovanni Battista, Lorenzo, Giuliano, Antonio Abate, Pietro Martire . "Pala di Cafaggiolo"  1453 circa

La tavola, già sull'altare della cappella della villa  medicea di Cafaggiolo nel Mugello, ristrutturata nel 1451 da Michelozzo, venne verosimilmente commissionata nel 1453 da Piero il Gottoso per la nascita di suo figlio Giuliano, fratello di Lorenzo il Magnifico, a cui allude il santo eponimo. E' uno dei rari dipinti dell'artista che fu anche apprezzato mosaicista.



lunedì 9 febbraio 2015

Firenze: Galleria degli Uffizi Part 2

continua il viaggio dentro agli Uffizi.

Jacopo da Empoli Nozze di Caterina de' Medici con Enrico II di Francia 1600
Jacopo da Empoli Nozze di Maria de' Medici  con Enrico IV di Francia 1600







Maestro dalla Croce 434 - Stigmate di San Francesco (1240-1250 circa) Tempera su tavola

L'opera apparteneva al pittore e mercante Ugo Baldi, che nel 1863 la donò all'Accademia delle Belle Arti di Firenze. E' agli Uffizi dal 1948.
San Francesco raffigurato mentre riceve le Stigmate durante il suo ritiro ascetico alla Verna, in Casentino, è identificato  dall'iscrizione "S(anctus) Francuisc(us)". La cornice è originale .
Pittore di probabile origine lucchese, formatosi in prossimità della bottega dei Berlinghieri , il Maestro della Croce 434 influenzò notevolmente lo sviluppo  della pittura fiorentina alla metà del XIII secolo.


Bonaventura Berlinghieri "Madonna col Bambino e santi; Crocifissione di Cristo, Andata dal Calvario, Deposizione" 1255 circa Tempera su tavola

Il dittico fino all'inizio del XIX secolo si trovava  nel convento di Santa Chiara a Lucca; fu acquistato nel 1856 ed è giunto agli Uffizi nel 1948.
Nel pannello con la Vergine e il Bambino, sono raffigurati i santi Pietro, Giovanni Battista, Chiara, canonizzata nel 1255, Andrea, Antonio da Padova, Michele, Francesco d'Assisi, Giacomo identificati da iscrizioni. Il dittico è attribuito a Bonaventura Berlinghieri, membro di una importante famiglia di pittori di Lucca.



Maestro della Croce 432 - Crocifissione, la Vergine san Giovanni Evangelista dolenti, una pia donna, sette storie della Passione. 1180-1200 circa Tempera su tavola

L'opera di cui si ignora l'originaria collocazione, è documentata per la prima volta agli Uffizi nel 1886.
Raffigura Cristo vivo, vale a dire trionfante sulla morte (Triumphans). In alto è presente l'iscrizione "Ih(esus) Nazarenus Rex Iudeorum". Nel tabellone sono illustrati la Lavanda dei Piedi, il Bacio di Giuda,  la Flagellazione, l'Andata al Calvario, la Deposizione della Croce, la Deposizione nel Sepolcro, la Discesa di Cristo al Limbo.
Pittore Toscano -Madonna col Bambino in trono; Annunciazione 1210-15 circa
Tempera su tavola

In origine su fondo d'argento, questa opera d'importanza cruciale per la pittura medievale dell'Italia centrale potrebbe essere stata dipinta  per l'abbazia vallombrosana di San Cassiano a Montescalari - documentata a partire dal 1040 e la cui chiesa fu consacrata nel 1212 - e trasferita in seguito presso l'Oratorio di Santa Maria del Casale, vicino a Greve in Chianti.
Meliore - Il Redentore benedicente tra la Vergine, San Giovanni evangelista, san Pietro  e san Paolo. 1271 tempera su tavola

Proviene dalla raccolta di Alfonso Tacoli Canacci, noto mercante d'arte e collezionista, che l'aveva acquistata a Firenze nel 1792. Il dipinto reca iscrizioni in greco e latino, con i nomi dei personaggi raffigurati e, nel pannello centrale, quella col nome del pittore: ""Melior me pinxit": non è invece più leggibile la data del 1271. La cornice è originale sono un'aggiunta le figure dei cherubini attribuiti a Cosimo Rosselli (Firenze 1439-1507)

segue...

Firenze: Galleria degli Uffizi part 1 mostra "L'Amico rivisitato"

Questo fine settimana abbiamo fatto una splendida gita a Firenze, un tempo stupendo e una stupenda città. Abbiamo visitato diverse cose, ma mi sembra giusto, senza togliere nulla al resto, iniziare dalla Galleria degli Uffizi. Che meraviglie abbiamo in Italia! Un incanto!
Salendo troviamo la  mostra "L'Amico rivisitato" dedicata a Amico Aspertini e altri bolognesi,  che terminava proprio ieri
Metto qualche opera...
"Romolo e Remo allattati dalla lupa " Marcantonio Raimondi  (Bologna 1482 ca - 1534 ca)
"Due studi per Ercole e il leone di Nemea" Amico Aspertini (Bologna,  1473/75-1552) penna e inchiostro, pennello e inchiostro diluito, biacca (carbonato basico di piombo), tracce di pietra nera.

Le opere della prima sezione permettono di ricostruire il clima artistico bolognese all'inizio del Cinquecento , caratterizzato dalla convivenza di diversi stimoli culturali. La vitalità dell'ambiente umanistico felsineo, legate alle attività dello Studium, si riflette sull'interesse degli  artisti per l'antico, interpretato in modo innovativo anche attraverso un'iconografia derivante da fonti letterarie erudite . All'importanza degli esempi veneti e ferraresi si affiancano le precoci riflessioni di Lorenzo Costa su Filippo Lippi e sul Perugino e le originali rielaborazioni di stimoli culturali diversi (dall'area toscana sino ai Fiamminghi) di Francesco Francia. Ad essi si aggiunge inoltre l'interesse verso ricerche atmosferiche ed effetti chiaroscurali leonardeschi, sollecitati anche a seguito dell'arrivo a Bologna della Pala Casio (1500) di Giovanni Antonio Boltraffio.
La seconda sezione della mostra è dedicata al disegno a penna, medium estremamente congeniale ad esaltare l'ecclettismo e la poliedricità di Amico Aspertini. L'artista si serve costantemente di questa tecnica, declinandone il tratto a seconda delle sue diverse esigenze espressive e delle differenti finalità grafiche. Negli studi dall'antico ad esempio, egli privilegia, sin dalle prove giovanili, la linea a puro contorno. Ad un segno aperto, rapido e sommario e al tratteggio parallelo, usato ad esempio quando è interessato a fissare sulla carta un'invenzione iconografica  Amico alterna un tratto vigoroso a penna larga teso ad indagare valori plastici e tridimensionali.  In altri casi l'artista assimila certe caratteristiche  proprie del segno silografico e in particolare della produzione giovanile di Domenico Campagnola . Infine l'uso della penna sottile traduce delicati effetti luministici. Il naturale sperimentalismo del medium accompagna, in Amico, la riflessione sui diversi modelli pittorici, come Michelangelo, Raffaello e i veneti.
"Adorazione dei pastori"  Bartolomeo Ramenghi detto Bagnacavallo (Bagnacavallo 1484? - Bologna 1542?)
La riflessione sull'antico è parte integrante della cultura stratificata dell'ambiente artistico felsineo : i modelli classici sono aggiornati e interpretati alla luce degli esempi iconografici e formali forniti dagli artisti coevi, con i quali i bolognesi entrano in contatto. Ad esempio insieme a una rinnovata e originale lettura di Michelangelo, si rintraccia in alcuni disegni all'antica di Aspertini, dove i corpi dilatati sono sostenuti da una linea solida e compatta, la conoscenza delle opere mantovane di Giulio Romano. Nel corso degli anni Trenta del Cinquecento la cifra stilistica di Amico si arricchisce, grazie a un impiego sempre più esteso dell'inchiostro diluito e della biacca. Quest'ultima è stesa con intenzionali effetti di corrosione pittorica che tendono a sfaldare le forme, ancora chiaramente leggibili nonostante i ritocchi successivi presenti in numerosi disegni realizzati con questa tecnica. Sempre ispirati al mondo classico sono numerosi fogli , spesso derivati da invenzioni aspertiniane, di Biagio Pupini (Bologna, documentato dal 1504 al 1551), artista che trova nel disegno un mezzo estremamente congeniale attraverso il quale coniugare lo studio dell'antico con suggestioni derivanti dalla pittura contemporanea, in particolare di ambito romano. L'influenza di Polidoro da Caravaggio si esplica nello stile fortemente pittorico che caratterizza il bolognese, capace di rinnovarsi sugli stimoli provenienti dalle culture ferrarese e mantovana.

Bartolomeo Ramenghi detto Bagnacavallo " Modello per una pala d'altare"
La forte e originale personalità di Amico si impone , all'inizio del Cinquecento, su altri artisti attivi a Bologna, tra cui Biagio Pupini (Bologna, documentato dal 1504 al 1551) e Bartolomeo Ramenghi, detto Bagnacavallo, Il duraturo sodalizio artistico avviato da Pupini e Ramenghi almeno dal 1511 si traduce in una forte vicinanza stilistica riscontrabile sia nelle opere pittoriche che in quelle grafiche, In entrambi gli artisti subentra ben presto l'influenza di Raffaello, sulla scia della diffusione a Bologna dei modelli dell'urbinate. Essi traducono prototipi raffaelleschi ai quali, progressivamente, si aggiungono altre suggestioni e contaminazioni. Particolarmente decisiva risulta l'influenza di Girolamo da Carpi, a Bologna intorno alla metà degli anni Venti, il quale rivestirà il ruolo di mediatore con l'arte ferrarese e mantovana e di tramite per un primo contatto con la maniera del Parmigianino.

Amico Aspertini "Lotta di centauri e di satiri"
Penna larga e inchiostro, biacca (carbonato basico di piombo) su carta tinteggiata  con colore marrone.