giovedì 23 luglio 2015

Noi a Bologna diciamo così...


A Bologna usiamo termini talmente abituali per noi, che doverli tradurre in italiano risulta davvero difficile, tanto da inserirli in una conversazione o ancora peggio in un testo scritto come che fossero corretti, salvo poi rimanere allibiti, quando l'altro interlocutore ci osserva con aria smarrita e ci domanda il significato. Però io sono così fiera di utilizzarli e conoscere il loro significato :-)!
Ne riporto alcuni, così diventano un po' internazionali :-)

Se sei creativo, hai dello sbuzzo
A Bologna non è aspro è brusco, come anche una persona che ha bevuto molto ed è ubriaca :-)
Non togliamo le cose, le caviamo
A tavola non ci sporchiamo ci impadelliamo
La brina si chiama guazza
Se un alimento è difficile da digerire o una persona ha una stazza larga e robusta è tamugno
Un forte acquazzone si chiama squasso
Una persona antipatica o poco socievole è sgodevole
Non perdiamo il controllo, ci scende la catena
Il bastone da passeggio per le persone anziane si chiama zanetta
Quando una persona ti attacca un bottone infinito ti intomella
Un naso pronunciato si chiama canapia
le chewing gum si chiamano cicles
Quando ci rigira nel letto perchè non si riesce a dormire ti prilli
Se un cibo non è buono o una persona non è abile a fare una cosa è tristo (trest) e se lo è molto è triste che puzza
Se si inciampa si scapuzza
La regina della casa l'arzdoura
Nei dolci non si mette il lievito ma la dose
Quando non si deve fare una cosa non si dice non fare ma brisa farla
I bambini non piagnucolano ma gnolano
Non si tocca ma si cipolla
Molto è dimondi
Nascondino è cucco
I soldi si chiamano pilla
Una cosetta è uno sdozzo
Quando non ti viene il nome di una cosa si chiama bagaglio riferito anche a una persona di poco valore
Non si lecca il gelato si pilucca come il ciuffo a punta sopra il gelato la pilucca
Non sei tonto sei ismito
Non si bara si fanno i balottini
Quando si indossa un abito nuovo si spiana
Non si picchia si bussa
Una compagnia di persone è una balotta
Scarafaggi sono burdigoni come le caramelle di liquirizia a forma di animali o cose
Una persona con entusiasmo è in sverzura
Il portamonete è il catuino
I piccoli lavori di casa o di riparazione è un ciapino come quando succede qualcosa di non molto bello ma non grave (mi è successo un gran ciapino)
Non ci si stende su un divano ci si stravacca o polleggia
Quando un bambino si coccola con la mamma o il babbo fa un covino
Non si corteggia si intorta
Non si mangia si taffia
Basta ovvero bona lè
Non prendi il raffreddore lo buschi
Quando fai un affare ti è successo una bazza
Non si cerca si ravana
Quando si vince si dà la paga
Allo sternuto si risponde bandessa
Quando non si sa una misura esatta si arrotonda ad un numero e sblisga come quando si scivola si sblisga
Se sei arrabbiato o di cattivo umore hai il grugno
Se sei alto o poco aggraziato sei un giandone
L'uomo non ha un rapporto sessuale guzza
Non si ride si ghigna
I bambini sono cinni
Non sei pallido sei sbiavdo o muffo
Se non hai soldi o sei taccagno hai della plumma
Se sei generoso sei spanizzo
Una persona matta è fuori dai coppi
Si apre la porta con il tiro
I pantaloni e le mutande sono braghe
Non rimproveri ciocchi
Non si inzuppa si toccia
Un incidente in macchina è un busso
Non fa freddo fa zagno
Il pattume è rusco
Il cibo quando si attacca alla gola impaluga
Quando non si vuole far notare sta in camuffa












sabato 25 aprile 2015

martedì 21 aprile 2015

70 anni liberazione Bologna: omaggio a mio nonno.

e a tutti quelli come lui che hanno lottato e contribuito a liberarci dalla guerra, chi tornando a casa e chi invece non ce l'ha fatta...

 testimonianze arrivateci fino a noi...il tutto tratto da "Storie dimenticate"

Gli alleati sono sempre più vicini a Bologna, in città si sentono i colpi d’artiglieria ancora poche ore e la città sarà libera. Nei piani del Comando del CNL i partigiani dovevano preparare la strada agli alleati consegnando la città già libera, ma l’ordine dell’insurrezione non arriva. Sante Vincenzi che ha ricevuto il segnale dalla radio mentre si sta avviando alla sede del CNL, con Bentivogli, viene catturato dai nazifascisti. Saranno uccisi selvaggiamente e i loro corpi abbandonati per strada. Solo alla sera mentre si sta ultimando la fuga dei tedeschi e dei fascisti, i partigiani rompono gli indugi e attaccano le retroguardie permettendo il giorno seguente agli alleati di entrare nella città senza incontrare alcune resistenza.
Il ricordo di quelle ultime ore nelle testimonianze dei protagonisti.
Paolo Betti membro del CLN Emilia-Romagna Il 20 aprile 1945, a poche ore dalla liberazione di Bologna, si riunì il comitato sindacale del CLN (Clodoveo Bonazzi, Angelo Salizzoni, Giuseppe Bentivogli, Giorgio Volpi, Paolo Betti) per discutere l’annuncio e il programma per la ricostituzione della Camera del Lavoro unitaria. Il manifesto, la cui bozza era stata da me preparata, fu approvato e passato alla stampa. Uscii insieme a Bentivogli e ricordo che mi disse: « Pavlèn (parlava sempre in bolognese, anche nelle riunioni, nei comizi), quanto ci è costato essere divisi! D’ora in poi dobbiamo essere sempre uniti ». Si riferiva ai partiti dei lavoratori. Fu questo il suo testamento. La sera stessa, quando ormai stava per avverarsi il suo sogno, fu assassinato dai fascisti, assieme a Sante Vincenzi: gli ultimi caduti della Resistenza bolognese.
Gianguido Borghese commissario politico del Comando Unico Militare Emilia-RomagnaRicordo che verso la metà dell’aprile 1945 gli alleati ci comunicarono che ci avrebbero trasmesso, via radio, un « messaggio » che ci avrebbe informati del loro attacco finale su Bologna. Il Comando, tuttavia, già sapeva — tramite la missione « Bill » — che il giorno decisivo sarebbe stato il 21 aprile, salvo naturalmente impedimenti dell’ultima ora. Il messaggio era: « All’ippodromo ci sono le corse domani » e del fatto erano a conoscenza Dario, Cavazzuti (Sigismondo) e la Nicoletta, quest’ultima in quanto nella sua abitazione era stata installata una radio a batteria, in vista di una possibile e non infrequente mancanza di energia elettrica. Il messaggio fu trasmesso alle sedici del 20 aprile, e fu udito dalle tre suddette persone che erano riunite a casa della Nicoletta. Sante Vincenzi era pure atteso al convegno, proprio perché era lui che avrebbe dovuto trasmettere l’ordine di attacco alle formazioni partigiane. Ma Sante Vincenzi, che in quelle ore si era incontrato con Giuseppe Bentivogli, fu catturato insieme al compagno ed entrambi furono massacrati.
La notte del 20 aprile i partigiani passarono all’attacco senza attendere alcuna direttiva alleata, cercando di agganciare il nemico in ritirata e la cosa riuscì, specie nella periferia nord e nella immediata campagna. Perdite da parte delle formazioni partigiane in queste ultime ore: 53 caduti e numerosissimi feriti. I tedeschi subirono perdite ingenti e molti fascisti non poterono realizzare il sogno della fuga.
Ena Frazzoni membro del Comando Unico Militare Emilia-Romagna e responsabile dei collegamenti con le staffette
Nelle prime ore del pomeriggio del 20 aprile 1945, mentre nella mia casa Dario, Sigismondo ed io aspettavamo la conferma della notizia, già avuta per altri canali, che gli alleati sarebbero entrati in Bologna il giorno seguente, dalla radio udimmo il messaggio definitivo che era stato concordato con gli alleati: « All’ippodromo ci sono le corse domani ». Ciò significava che occorreva mobilitare subito tutte le nostre forze per l’insurrezione, secondo un piano prestabilito.
L’ordine dell’insurrezione doveva essere trasmesso subito al Comando della « Divisione Bologna », tramite l’ufficiale di collegamento Sante Vincenzi (Mario), il quale, però, proprio in quell’ora cadeva nelle mani delle brigate nere, insieme a Giuseppe Bentivogli. Furono entrambi arrestati, a quanto si è potuto sapere, fra piazza Trento e Trieste e porta Santo Stefano, di qui tradotti nella caserma di via Borgolocchi dove furono torturati e poi trascinati per le strade dal nemico in fuga, legati ad automezzi. I loro corpi vennero ritrovati, orribilmente sfigurati, a Santa Viola al momento della liberazione.
Nonostante ogni sforzo compiuto da Dario e da noi pure, non ci fu quindi possibile prendere contatto immediatamente col comando della « Divisione Bologna » la cui sede, per ovvie ragioni cospirative, era in quel momento nota solo a Mario. Tuttavia contatti furono successivamente presi con vari raggruppamenti di partigiani in armi dislocati nella città e così, al tramonto del 20 aprile, ebbe inizio l’insurrezione che anticipò la liberazione della città.
Giuseppe Dozza membro del CLN Alta Italia (1943-1944), e del « Triumvirato insurrezionale» dell’Emilia-Romagna
La notte del 20 aprile — l’ultima del fascismo a Bologna — fu una notte insonne e la passai con Malaguti e Bottonelli nella sua casa di via Borgonuovo. La città era sconvolta dalla fuga impetuosa dei nazifascisti e dai boati delle artiglierie alleate che ogni minuto crescevano. Nel pomeriggio avevamo tenuto una riunione in via S. Stefano, e in quell’occasione sapemmo che il Cardinale Nasalli Rocca aveva stabilito qualche contatto con esponenti della Resistenza. Ricordo che Dario era molto preoccupato per l’assenza di Sante Vincenzi (Mario), l’ufficiale di collegamento del CUMER, che era atteso con gli ordini per le formazioni. Mario fu purtroppo, trovato cadavere a Santa Viola il mattino successivo insieme a Giuseppe Bentivogli. Ambedue questi indimenticabili compagni erano stati uccisi dai fascisti. Ma Dario coi suoi collaboratori fece ogni sforzo per sostituire Vincenzi nelle istruzioni che il comando aveva disposto.
Fascisti e tedeschi intanto fuggirono con ogni mezzo. Essi non resistettero mentre il fronte si sfasciava, e venivano inseguiti dai partigiani. Lo scontro principale ebbe luogo a San Pietro in Casale dove i fascisti e i tedeschi ebbero molte perdite, e anche noi ne avemmo. Un altro scontro ebbe luogo verso il modenese. In tutto, malgrado la rapidità della loro fuga, il nemico ebbe 300 morti e un migliaio di prigionieri fatti dai partigiani.
Dovilio Chiarini membro del CLN dell’Azienda tranviaria di Bologna
La sera del 20 aprile le nostre staffette ci informarono che le armate alleate erano giunte nei pressi di Ozzano e di Pianoro e le voci di impiego delle nostre vetture per approntare le difese si facevano sempre più insistenti. La nostra decisione fu tempestiva e rapida, i tram furono allineati sui binari nei punti di passaggio obbligato e furono saldati sulle rotaie specie lungo la via dell’Archiginnasio. Non potevano assolutamente essere rimossi.
Ormai si sentiva il crepitio anche delle armi leggere; decidemmo di vegliare il nostro posto di ritrovo abituale perchè sentivamo che qualche cosa quella notte doveva succedere. Le staffette da più di due ore non mantenevano più i collegamenti e noi avevamo mandato una pattuglia in perlustrazione. All’una di notte del 21 aprile la nostra pattuglia rientrò esultando: i tedeschi e i fascisti stavano lasciando la città.
Mezzi di trasporto non ne avevano; uscimmo anche noi per dare il nostro contributo, le strade erano deserte. Verso le 5,30 i primi mezzi corazzati dell’8a Armata alleata entrarono in Bologna; dopo qualche ora, dal sud, entrò in città anche la 5a Armata.
Bologna era liberata. I tedeschi e i fascisti furono inseguiti fino al Po, e in grande numero finirono nella rete tesa loro dalle formazioni partigiane nella pianura.
Enrico Bettini vice comandante della 1a Brigata «Irma Bandiera»
Ormai si sentiva nell’aria l’imminenza della liberazione ed il nostro solo obiettivo era quello di partecipare alla liberazione della città prima dell’arrivo degli alleati: dovevamo riuscire a dimostrare la forza politica e militare della Resistenza nella prima grande città del nord. Anche Renato Capelli, che era stato arrestato dai tedeschi a Pieve di Cento, era riuscito a sfuggire ed era rientrato nella « base » del nostro comando che si era trasferito in via del Riccio, in casa di Danielli. I battaglioni « Ciro » e « Pinardi » cominciarono a spostarsi verso il centro e sì sistemarono dentro al seminario dei Salesiani, in via dei Mille, in accordo coi Padri che avevano messo a disposizione della Brigata una soffitta dello stabile. Altri reparti si concentrarono in uno stabile in piazza Malpighi. La notte del 20 aprile una pattuglia del battaglione « Rosini », mentre da via San Vitale si portava verso il seminario, notò che i fascisti ed i tedeschi si stavano preparando ad andarsene. Anche Ciro, comandante del battaglione « Busi », ebbe notizie da sua madre che i tedeschi stavano togliendo la gendarmeria dalla porta ed allora procedette alla occupazione della caserma Magarotti. I vari reparti della Brigata GAP cominciarono all’alba l’occupazione della città. Mastice che quella notte era in una « base » fuori porta Mazzini, appena seppe che gli alleati stavano avvicinandosi a San Lazzaro, corse a Corticella e dopo aver occupato il quartiere con un gruppo di uomini, armò la popolazione e tutti insieme tennero testa ai tedeschi che volevano attestarsi nel rione finché giunsero i polacchi e allora con un’azione comune i tedeschi furono annientati.
Aldo Cucchi comandante della 62a Brigata Garibaldi, Commissario della 7.a Brigata GAP e vice comandante della Divisione « Bologna » Il 20 aprile 1945 tutto il Comando Divisione rimase riunito in Via Mezzofanti, attendendo l’ordine di attacco, che non poteva più ricevere per radio, perché, dal giorno prima, la zona era priva di corrente elettrica. Il « messaggio » sarebbe stato ascoltato al CUMER e trasmesso a noi tramite Mario (Sante Vincenzi). Quel pomeriggio del 20 aprile Mario venne al Comando, diede assicurazione che, appena ricevuto il « messaggio speciale », sarebbe corso a comunicarcelo e si allontanò per recarsi ad un appuntamento col socialista Bentivogli. Non rivedemmo più Mario perché, come si seppe poi, egli e il socialista Bentivogli erano stati catturati dai nazi-fascisti ed uccisi. Il Comando di Divisione non ricevette dunque il « messaggio speciale » alleato che significava « insorgete ». Però nel pomeriggio del 20 aprile, avendo l’impressione che la liberazione non fosse più che questione di ore, era stato dato ordine ai reparti gappisti e alla la brigata di muoversi di loro iniziativa e di attaccare se vedevano profilarsi dei movimenti di truppe nemiche che facessero supporre vicina l’ultima battaglia. Così, malgrado il non ricevimento del « messaggio speciale », l’insurrezione ebbe inizio come moto spontaneo e lo stesso Comando di Divisione si mosse prima dell’alba, entrò in città e si installò fra le rovine dell’Ospedale Maggiore, dove vi era stato il Comando della 7a GAP  all’epoca della battaglia di porta Lame. Il Comando di Divisione, nella sua nuova sede, prendeva immediatamente contatto con i reparti della 7a brigata GAP e con quelli della la brigata. La 7a GAP occupò il Municipio, la Questura, la Prefettura rastrellò la città dai franchi tiratori fascisti che vi erano rimasti, mentre il grosso delle forze, verso l’una di notte, occupava la città, prendendo la via di Modena, la via Persicetana, verso Verona e anche la Ferrarese.
Verso la mezzanotte del 20 aprile il distaccamento « Temporale » della 7a GAP aveva eliminato i presidi nazifascisti a porta Saragozza, porta Sant’Isaia e porta San Felice, impegnando combattimenti con le retroguardie tedesche e spingendosi fino a Borgo Panigale dove ebbe uno scontro molto duro.
La la brigata occupava porta Santo Stefano, porta Mazzini, la caserma della polizia in via Cartolerie e le caserme di via Magarotti e di via Borgolocchi, avendo qualche scontro con retroguardie fasciste. La 5a brigata occupava porta San Vitale e presidiava il complesso ospedaliero; la 6a e l’8a brigata occupavano porta Zamboni e l’Università, la « Santa Justa », porta Galliera, la Stazione, i depositi ferroviari.



giovedì 26 marzo 2015

Cointreau

Sempre in tema di arance, girovagando in rete, mi sono imbattuta nella ricetta del cointreau. Purtroppo non ricordo dove l'ho vista e di chi era. L'ho fatto e mi è piaciuto abbastanza anche se io non bevo alcoolici. Però mi ricorda la mia infanzia, quando mi recavo in strada Maggiore a comperare la bottiglia per la festa del papà...
semplice farlo, molto semplice.

Cointreau

Ingredienti

1 l alcool
2 arance non trattate
1 l acqua
400 gr zucchero

Prendere un litro di alcool e un'arancia non trattata. Io l'ho anche lavata poi versare l'alcool in un vaso ermetico e in sospensione mettere l'arancia e chiudere. Lasciare per 4 giorni, poi cambiare arancia e lasciare altri 7 giorni. L'arancia NON deve toccare l'alcool altrimenti colora il cointreau. Bollire un litro di acqua con 400 gr di zucchero, fare raffreddare e unire all'alcool. Dicono che sia buono già subito ma che dopo 15 gg sia migliore.
 

mercoledì 25 marzo 2015

Marmellata di arance

Qui da noi non si trovano mai arance rosse, invece io adoro sanguinello, moro, tarocco...quindi come tutit gli anni provvedo ad acquistarle su internet direttamente dal produttore. Stavo però terminando le ultime moro e sinceramente mi dispiaceva davvero tanto dover attendere un altro anno per poterle rimangiare. Quindi ho deciso di fare la marmellata di arancia che vidi pubblicata da Porza Lo Sacco. Le ho chiesto la ricetta, lei gentilmente me l'ha girata e...ecco la marmellata!

Marmellata di arance

Ingredienti

Arance non trattate kg. 2
Zucchero g 800 per ogni kg di polpa
Limoni 2 per kg di polpa( succo)
Acqua g 400 per ogni kg di polpa


Togliere alle arance la scorzetta arancione, tagliarla a fiammifero e sbollentarla per 2 volte per 5 minuti in acqua bollente cambiando l’acqua.
Pelare al vivo le arance, tagliarle a fette sottili, eliminare gli eventuali noccioli e pesarne il ricavato.
Per ogni kg di polpa unire gli ingredienti su citati.
Aggiungere la scorzetta tagliata a julienne.
Portare sul fuoco e cuocere per 1 ora e mezza circa.
Invasare bollente chiudere e rovesciare i boccacci.
La cottura è raggiunta a 105°, togliere dal fuoco quando comincia a scurire, regolarsi comunque come per le marmellate in genere…prova del piattino.

martedì 24 marzo 2015

Ciambella di Sant' Agata

Ho visto questa ricetta pubblicata dalla musa ispiratrice del mio blog, la persona che ascolterei e leggerei per ore senza stancarmi, ovvero Nonna Ivana e ha subito attirato la mia attenzione, forse perchè il mio nonno materno era originario di li, forse perchè come racconta lei le cose ti affascinano sempre...insomma l'ho rifatta, non ho resistito.
Riporta che questa ciambella veniva fatto dal forno del Paese situato sotto un dipinto un po' scuro di S.Agata che pareva proteggerlo. E' una ciambella buona, semplice ma dignitosa. Un sapore che ricorda proprio gli inverni freddi e il profumo che si spargeva per casa quando la mia mamma preparava la ciambella per far colazione.
Riporto un po' di storia di questo paesino che un poco mi appartiene :-)
Ritirandosi il mare dalle pianure, sulle terre emerse chiamate “Terremare” si insediarono i primi uomini, venivano dalla Gallia, abitavano sulle palafitte e vivevano di caccia e pesca.
Dagli scavi alla zona Montirone emersero i segni degli insediamenti dell'età del bronzo (1800 a.C.) e del villanoviano (800 a.C.). Agli albori dell'era cristiana venne fondata e prosperò "Otesia", municipio dell'Impero romano.
Nel V secolo i barbari di Attila venuti dal nord seminarono terrore e distrussero le città. Le popolazioni disperse dalle guerre costruirono i castelli di Adile, Montirone, Gruiglio, Veraso e altri, andati poi completamente distrutti.
Nell'anno 1020 iniziò la costruzione del castello di S.Agata Bolognese, l'attuale centro storico, con la torre ora torre campanaria, le due porte fortificate: quella "di sotto" (Porta Otesia), con le carceri, con il ponte levatoio, le mura e la fossa di difesa ora restaurati, e quella "di sopra". La torre venne poi completata nel 1189 sotto il regno dell'imperatore Federico Barbarossa.
Nel 1300 venne completata la costruzione delle case con gli originali portici, e attorno a quell'epoca ebbe origine la Partecipanza agraria.
Nel 1473 sorse l'Oratorio dello Spirito Santo con gli affreschi di scuola raffaellesca.
Nel 1568 fu inaugurato l'orologio, nel 1594 fu costruita la chiesa cosiddetta "dei frati" con l'annesso convento poi distrutto da Napoleone.
Sono del 1600 la chiesa parrocchiale con alcuni tesori d'arte e il palazzo Taruffi, ora sede comunale, con annesso il teatro del Bibiena.
Nel 1878 fu costruita la chiesa dell'Addolorata utilizzando il materiale della demolita Porta di Sopra. Molte antiche vestigie sono andate distrutte durante le guerre medioevali e fra le fazioni, le battaglie fra Bologna e Modena, nel corso dei diversi governi succedutosi nei secoli: Visconti, il potere Ponteficio, il periodo Napoleonico e i governi dalla restaurazione all'unità d'Italia.
Restano alcune residenze patrizie, come il palazzo Bargellini e antiche strutture militari come il "camerone".
L'importante fiera o mercato nacque nel 1709, nel 1730 fu completata la copertura del "canal chiaro" che scorreva nel centro da porta a porta.
È del 1797 l'insediamento della prima municipalità di S.Agata Bolognese.La lunga fase di bonifica dei terreni paludosi e il loro recupero all'agricoltura fu operata soprattutto tramite la Partecipanza agraria del paese, dove gli abitanti del paese partecipavano agli oneri e ai vantaggi, mantenendo la proprietà collettiva.
Sotto il profilo industriale è internazionalmente conosciuta per ospitare la sede della Lamborghini, sorta come azienda per la produzione di macchine agricole e diventata poi famosa come casa automobilistica, le cui attività spaziano anche in vari altri campi della meccanica.

E ora la ricetta ( che appartiene al ricettario della Petronilla)

Ciambella S.Agata

Ingredienti

Ricetta:

300 g farina 00
300 g zucchero
3 uova
100 g burro sciolto (altra versione olio di semi)
1 bicchiere scarso di latte
scorza di limone grattugiata
1 bustina di lievito in polvere (io sto scarsa!)

Separare i tuorli dagli albumi. Montare bene i tuorli con quasi tutto lo zucchero (io ne metto sempre meno!), trattenerne un cucchiaio raso per gli albumi.
Aggiungere ai rossi la farina setacciata con il lievito, la scorza di limone, e il burro sciolto, ma tiepido, poi battere non troppo gli albumi con il po' di zucchero, aggiungerli alla massa e infine anche del latte, deve risultare un impasto morbido.
Va messo nella teglia con il fondo per ciambella col buco. Un tempo vi si metteva la tazza, intorno alla quale si disponeva l'impasto.
Cuocere a 160° ventilato, per circa mezz'ora.
Molti la cuociono in una ruola rotonda come una torta, che poi va farcita con crema gialla o al cacao, e funge da Pan di Spagna.

venerdì 20 marzo 2015

Eclisse di sole


Oggi ci è stato regalato uno spettacolo raro: ovvero una eclissi di sole che coincide con l'equinozio di primavera e la superluna. Per noi è stata solo al 60 % di copertura, visibile dalle ore 09,30 alle 11,30 con massima copertura alle ore 10,30.
Per vedere totalmente coperto il sole bisognava recarsi alle Isole Svalbard dove l'eclissi ha oscurato la prima alba dopo sei mesi di notte polare.
Grazie alla superluna l'eclissi ha fatto si che il diametro della Luna coincidesse con quello del Sole.
Per vederne un'altra simile bisognerà attendere il 17 agosto 2017.


mercoledì 18 marzo 2015

Torta soffice mascarpone e nutella

Non è una gran foto, lo so, ma ho messo a raffreddare la torta sulla gratella e quando sono tornata c'era rimasto solo questo pezzettino per altro già morsicato...buona è buona non c'è che dire, forse troppo, anzi sicuramente troppo.
Non è spiegabile, bisogna provarla. Io ho abbondato con la crema di nocciole perchè volevo finire un vasetto, ma non ci stava male :-).
La ricetta l'ho trovata in internet, putroppo non ho salvato dove l'ho vista, mi dispiace.

Torta soffice al mascarpone e nutella

Ingredienti
(stampo da cm 22)

3 uova
180 gr di zucchero a velo
250 gr di mascarpone 
1 bustina di lievito per dolci
100 gr di farina 00
50 gr di fecola
6-7 cucchiai abbondanti di nutella
zucchero a velo q.b

Montare il mascarpone a temperatura ambiente, insieme allo zucchero a velo. Unire le uova intere, continuando a montare fino ad ottenere un composto cremoso e omogeneo.
Aggiungere le farine e il lievito setacciati, amalgamare bene gli ingredienti tra loro, manualmente. Imburrare e infarinare la tortiera a cerchio apribile e versare tutto il composto, livellandolo con una spatola.
Farcire con la nutella, versandola a cucchiaiate sull’impasto, come da fotografia

giovedì 12 marzo 2015

Torta mimosa

Per il compleanno di mia cognata cercavo una torta particolare, visto la ricorrenza, però non riuscivo a decidermi. Poi, come al solito quando ho bisogno di ispirazione, faccio un giro sullo splendido blog di Pinella e vedo la mimosa tratta da ricetta di Iginio Massari e subito mi cattura. Penso tra me e me che se è buona come l'altra che aveva proposto lei è sicuramente da fare e così ....eccola! Ho avuto un poco di difficoltà per la grandezza della torta, avevo poco spazio nel piatto quindi mi è risultato impegnativo fare l'operazione di copertura, ma tutto sommato ce l'ho fatta.

Torta mimosa 

Per una torta da 28 cm di diametro

Per il pan di di spagna

360 g di zucchero
450 g di uova intere
10 g di aceto bianco
2 g di sale
scorza di un limone grattugiato
225 g di tuorli
230 g di farina 00
130 g di fecola

Montare con la frusta le uova intere con lo zucchero. Unire il sale, l'aceto e la scorza del limone. Lavorare per circa 10 minuti finché si ottiene una montata spumosa e chiara. Unire a filo i tuorli in precedenza sbattuti sommariamente con una forchetta e procedere con la lavorazione per altri 5 minuti. Setacciare la farina con la fecola e unire le polveri all'impasto lavorando a mano, con una spatola, dall'alto verso il basso. Imburrare ed infarinare una teglia da 28 cm e riempirla con l'impasto colato fino ai 2/3 di altezza. L'impasto restante sarà versato in una teglia più piccola ugualmente imburrata ed infarinata. Servirà per ottenere i cubetti da usare per la decorazione del dolce. Infornare a 180°C fino a completa cottura.

Per la crema pasticciera

150 g di tuorli
125 g di zucchero semolato
15 g di amido di mais
15 g di amido di riso
250 g di panna liquida fresca
250 g di latte intero
scorza di limone

Far scaldare il latte e la panna. Unire la scorza del limone e lasciare in infusione per circa 30 minuti. Amalgamare i tuorli con una frusta. Unire lo zucchero, lavorare brevemente e completare con gli amidi. Unire i liquidi caldi dopo aver eliminato le scorze e portare sul fornello. Procedere con la cottura fino ad addensamento della crema.

Per la crema mimosa

1000 g di panna montata
500 g di crema pasticciera
12- 13 g di gelatina in fogli da 2 g oppure granulare 
8 frutti della passione

Idratare la gelatina con 5 volte il suo peso in acqua. Tagliare a metà i frutti della passione, passare al setaccio per separare il succo dai semi. Scaldarne una piccola parte e sciogliervi la gelatina idratata. Unire il succo rimanente. Mescolare bene e unire il tutto alla crema pasticciera. Far raffreddare fino alla T di circa 30°C . Unire la panna mescolando dall'alto verso il basso. 

Per la bagna al rum

300 g d'acqua
150 g di zucchero
100 g di rum a 40°C
semi di passion fruit

Far bollire l'acqua con lo zucchero. Raffreddare e unire il rum e ciò che resta dei semi e succo dei frutti della passione. Lasciar riposare per 30 minuti poi filtrare e tenere da parte.

Composizione

Comporre la torta all'interno di uno stampo oppure all'interno di una fascia ad anello. Rivestire i bordi con una striscia di acetato. Tagliare il pan di spagna in dischi da 28 cm di diametro e bagnarli con la bagna. Sopra il disco di biscotto stratificare la crema mimosa ad un'altezza di 1-1,5 cm e alternare gli strati per due volte. Terminare con un disco di biscotto di circa 24 cm e uno strato di crema. Riporre il dolce in freezer per circa 30 minuti. Quindi, estrarre il dolce dalla fascia e disporlo su un cartoncino. Con un coltellino affilato smussare gli angoli in modo da dare una leggera bombatura e rivestire il dolce con la crema residua. 
Nel frattempo, raffreddare in freezer il pan di spagna cotto nella teglia più piccola in modo che si compatti e sia più agevole tagliarlo a cubetti. Quindi, ritagliare delle strisce, eliminare i bordi scuri e con un coltello affilatissimo cubettare dei dadetti regolari. Disporre i cubetti su tutta la superficie della torta senza lasciare spazi e vuoti. Premere delicatamente con una spatola per compattarli. Volendo, si può inumidire delicatamente la superficie con un velo di bagna che servirà a tenere uniti i dadini.
Decorare con dello zucchero bucaneve e un filo di cioccolato 

mercoledì 11 marzo 2015

Nutellotti versione 2

Questi nutellotti si differenziano dagli a questa perchè la crema di nocciole è messa cruda dopo la cottura e questa avviene  a forno statico. A me sono sembrati ancora migliori proprio perchè questa è rimasta al naturale.



Nutellotti

Ingredienti

180 gr crema di nocciole 
150 gr farina 00
1 uovo

Sbattere l'uovo e unirvi i 180 gr di  nutella a temperatura ambiente, l'equivalente di 3 cucchiai colmi. Mescolare bene poi unire la farina meglio se setacciata.
Si procede con l'impasto fino ad ottenere una palla uniforme
ricavare delle palline tipo polpette, disporle sulla placca del forno e con il retro di un cucchiaio di legno formare il foro.
Infornare in forno già caldo a 170 per 10 minuti, estrarre far raffreddare e con un sac a poche riempire i dischetti con la crema di nocciole.

sono finiti in un battibaleno